Mattina

Tirò la porta, che si chiuse, lasciando quel fastidioso desiderio di farla combaciare esattamente all’altra anta. Ma era una porta vecchia, e quel fastidio se ne andò nell’abitudine. Era già con due dita nella grata e un dito sul tasto dell’ascensore che sembrava essersi persa in una lontana diramazione di un albero di trombe avvolto da un rampicante di scale. La scritta occupato lo guardava imbarazzato mentre il suono del motore che partiva e si fermava e delle porte che ai piani superiori si aprivano e sbattevano, descrivevano manovre improbabili di inversione ad U della cabina. Giù per il rampicante, tre gradini alla volta, arrivò nel cortile prima di qualunque ascensore libero. Lì le solite vecchie ipertrofiche piante annaffiate da un fedele gli lanciarono uno sguardo indifferente e lui punto dal fresco sulla faccia si fermò, e con l’unica parte ancora mobile del suo viso mise in fila accennate o approfondite tutte le storie di ogni finestra. Anche la sua così gli sembrò una delle tante. Solo che le altre finestre erano figurine panini attaccate su una facciata di travertino, la sua era un foro di 150 per 80 cm sullo scafo arrugginito di una petroliera abbandonata nel Mar Caspio. Le sue parole ancora rimbombavano dentro all’umido malsano della sua mente “Vorrei stare per un po’ anestetizzata dalle emozioni lasciandomi solo una zona erogena ancora attiva: il pensiero di te”. E così era sparita portandosi dietro il suo pensiero e le sue zone erogene e lasciando una coccia di gamberetto a forma di ragazzo coperta da un mocassino in pelle refrattaria.
Voleva capire come raggiungere la felicità da sola, senza aiuti esterni, senza cominciare a limitare gli aiuti esterni all’infelicità, che in tanti casi si erano conficcati così profondi da diventare ostacoli interni.
Lui voleva capire cosa fosse quel blocco di travertino che sentiva sopra il petto. E senza avere le forze ne la voglia di fare un’analisi analitica della situazione e degli eventi e delle parole, riavvolgeva il tutto e se lo rivedeva, accelerato, al contrario, al rallenti, ma con la consapevolezza che il tutto sarebbe andato avanti come quelle ruote del tram che stava fissando ipnotizzato accanto al suo finestrino, mentre guidava, mentre tagliavano il binario e qualunque cosa avessero incontrato sotto le loro tonnellate, mentre rischiava di investire o tamponare ciò che non guardava di fronte a se.
Era l’inizio dell’estate, calda ancora da dare entusiasmo alle vite, da impollinare gli occhi, da rendere una brezzolina una piacevole variazione sul tema “ahcomesestabenecostatemperatura”, e la strada con poche macchine era limitata da una fila di giganteschi ossi di platano potato decorati con sparsi cespugli verdi. Paesaggio anonimo che non dava risposte precise sul nome del quartiere, mentre la domanda era “chissà dov’è ora”, traduzione della peristalsi “perchè non è qui”.
Le peristalsi fisiche intanto procedevano regolarmente, così che fra tutte le parti del corpo che giorno e notte sgobbano senza tregua e senza perdersi in chiacchiere, al contrario dell’altolocata e “artista” coscienza, si levò il lamento della corporazione e della classe digerente ad un orario apposito a causare disagi. Vide una serranda semiabbassata di un venditore di cibi ellenici con accanto lo stesso che aveva la chiave infilata nell’interruttore, con la mano che teneva la chiave che ruotando dalla parte sbagliata avrebbe teso il pollice e questo sarebbe diventato un tragico pollice verso. Il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto non era solo questione di opinione: – mi scusi! Avete appena chiuso o avete appena aperto? – No, no, stiamo aprendo – la doppia negazione era un infierire su una triste possibilità ormai scampata. E il suo sorriso rimbalzò su quello greco in una serie di scambi rapidissimi. Nel piccolo locale, e dentro lo stomaco era partita una allegra e ritmata e ripetitiva e infinita canzoncina in greco moderno.
Per fortuna è un esemplare genuino e cresciuto all’aria aperta, che si fa ammirare e vive i suoi spazi, la sua regione. Sono riuscito per ora ancora ad evitare una di quelle scritte a tavolino in laboratorio, che si moltiplicano nelle radio mediocri e nei lettori portatili per poi raggiungere il loro scopo principale: attaccarsi ai sentimenti e alla situazione di instabilità emotiva dovuta a banali e medie insoddisfazioni sentimentali. So che però nonostante la radio spenta, al semaforo, col finestrino abbassato, mi entrerà una nube di germi musicali che tenteranno di raggiungere prima la parte del mio corpo atta ai ritornelli orecchiabili per poi insediarsi nella macro regione cerebrale del magone . La mia speranza è di trovare un cd dimenticato nel cruscotto per creare un ambiente impenetrabile.

Rovisto.

Trovo.

La scoperta archeologica di abbey road, nel cruscotto ordinato come i granelli di sabbia dell’egitto, fu subito interrotta nei festeggiamenti dal segnale verde di avanzata inglese davanti, e di clacsòn francesi di dietro. Era circondato. Alzando le mani in segno di resa, con un rapido gesto nascosto del piede sinistro, tolse la frizione e partì fra le fila nemiche, fra frecce che arivavano verticalmente e orizzontalmente, rosse e verdi e gialle.
Superati due sbarramenti alleati incustoditi, con palizzate di luci verdi, preziose come la giada, a segnalare l’unico prezioso passaggio attraverso trincee fra file di automobili, notava i primi indizi della vicinanza del suo punto di arrivo.

L’attesa di qualcuno mentre si è in auto spesso finisce con una apparizione, come se la persona si fosse condensata sul posto, davanti al finestrino. Quella volta invece l’attesa aveva l’ inconsapevolezza di chi è sulla perpendicolare di un televisore gettato dall’ottavo piano del palazzo di fronte al parcheggio e che atterrerà sul tetto della macchina insieme all’esplosione di qualche finestrino.

(poi aggiungo… è da finire)

Someone got wrong

No limits growth

Economics:  As it should be, and soooo good.

Medicine:  Cancer

L’education non ha bisogno di impegno.

Propaganda

Più la fanno meglio e più fa schifo.

The better they do it, the more it sucks.

(Waiting for other translations)

il paradiso dei quattrini

Dove vanno a finire i soldini,
quelli sporchi di quei malandrini,
mica quelli dei pòri impiegati
quelli invece ben ben riciclati,
dove stavan nascosti nessuno lo saprà
ora vanno a finir tutti qua:

http://www.corriere.it/economia/09_ottobre_15/banca-mezzogiorno-tremonti_8b528502-b979-11de-880c-00144f02aabc.shtml


(musica di vinicio)

http://www.youtube.com/watch?v=gTBisUYfF-E

Dogme

Perché in Economia, come nella Religione, si fa finta che non esista il Principio di conservazione dell’energia che vale in ogni campo?

Bugie e Potere.

De EVR, etalia

Io abito vicino il mare di Roma. Sud. Secondo la leggenda dove Enea arrivò col suo pedalò. E dove inizio il business trimillenario della balneazione dei coatti. La mia cittade cresce intorno a un nucleo razionalista come l’Eur, privo di appiccicume neoromano, ma le stesse linee nette nette de Chirichiane… ambiente molto chicchirichiano, coi contadini importati dal nord.
Sono richiamato spesso dalle mura di Roma, dato che son nato sull’isolotto sul suo fiume, e alla fine il cavo del mio bunjee jumping della vita per quanto elastico è sempre attaccato lì. L’Eur che era l’espansione dell’Urbe verso il mare, è il vestibolo che attraverso controcorrente ogni volta che vado al centro o nei tanti centri che ormai esistono. Non fa schifo come posto, ultimamente se riesco mentalmente a privarlo del fiume dei miliardi di auto che lo attraversano, e lo faccio diventare come quei modellini tutti bianchi che mostravano tutta la loro idealità al regime, godo del mio essere manichino senza volto in un mondo metafisico mentre ci passeggio, e la zona del parco Schuster quando il fiume esondava e allagava S. Paolo credo diventasse ancora più che metafisica, surrealista. Ma non lo fa più.
Ci si affeziona alle volpi, ci si affeziona ancor di più a mura che ti guardano da sempre, mura che con la loro anticagliezza  sono un murales chilometrico con sù scritto saggezza, la saggezza dà sicurezza, droga di tutti.
Viva l’islanda. E i fari delle terre del nord, che girano con le loro eliche chilometriche di luce nella notte…
Voglio vive dentro un faro. Come la cantante matta che adoro.

Aria fritta sulla quarta corda.

Il buon Angela, o il cattivo Piero (una concordanza migliore) scrive un libro intitolato “Perchè dobbiamo fare più figli”.

Non pago (tanto paghiamo noi) fa una puntata interamente dedicata alla propaganda della stessa tesi (non argomento) sulla rete nazionale in prima serata.

Il buon Angela sposa le tesi di demografi e di concezioni sociali ben precise, e di sicuro tutt’altro che oggettive e scientifiche. Data la situazione economica nazionale, e la carenza di risorse economiche, risolvere la crisi aumentando la quantità di manodopera o cervelli ad ogni livello mentre quelli che ci sono son sempre più disoccupati svela la frittura mista di storielle che il cattivo Piero appoggia.

Attendo il prossimo libro “Perché ma soprattutto come dobbiamo far imboccare i nostri figli in Rai”, come ovvio complemento al primo.

Complementi.

Neo femminismo

http://dweb.repubblica.it/dettaglio/Sbattimi-come-un-kilim-afgano/29001

come stamo messi..

Oggi.
Le donne, se non servono solo ad essere bone e a scopare come le veline, se sono intelligenti e sanno scrivere devono parlare di come scopano, questo è lo status odierno della femmina.

Ieri.

E il modello chiaramente è stato teorizzato e imposto nei media dalla storica combriccola degli anni 80:

Berlusconi. Marcello, iniziamo male l’anno!
Dell’Utri. Perché male?
Berlusconi. Perché dovevano venire due [ragazze, nda] di “Drive In” che ci hanno fatto il bidone! E anche Craxi è fuori dalla grazia di Dio!
Dell’Utri. Ah! Ma che te ne frega di “Drive In”?
Berlusconi. Che me ne frega? Poi finisce che non scopiamo più! Se non comincia così l’anno, non si scopa più!
Dell’Utri. Va bene, insomma, che vada a scopare in un altro posto!
Berlusconi. Senti, dice Fedele [Confalonieri, nda] che devi sacrificarti (…). Devi venire qui!
Dell’Utri. No, figurati!
Berlusconi. Purché le tette siano tette! Truccate soprattutto bene le tette! (…) Grazie, ciao Marcellino!
Dell’Utri. Un abbraccio, anche a Veronica. Ciao!
Berlusconi. Anche a te e tua moglie, ciao.
(telefonata intercettata dalla Guardia di Finanza sul telefono della villa di Arcore – dove Berlusconi festeggia il Capodanno con Fedele Confalonieri e l’allora presidente del Consiglio Bettino Craxi – in un procedimento per bancarotta a carico di Marcello Dell’Utri. Milano, ore 20.52 del 31 dicembre 1986).

A Destra, Palla in basso .

DVCE-A-NOI

Inserito originariamente da alessandrozagaria

A proposito di discussioni inutili sul valore politico di un’immagine.

La gente purtroppo ha voglia di politica da bar quando non si parla di pallone.
A me piace il Colosseo.
E questa, sopratutto in b/n è una fotona: Quarto di cerchio razionale e razionalista irrazionalizzato dalle formiche umane irrazionali, che forse erano li proprio per il pallone.
E il cerchio si chiude.

(Foto di alessandro zagaria)

Stuzzicato dai Nerds

Schiere di kinder Leg godt con una sorpresa e del cioccolato ma anche del buon latte e meno cacao sono diventati grandi e con le loro miliarda di connessioni sinaptiche in continua evoluzione hanno liberato dalle catacombe intelliane quella categoria che nel frattempo cominciava ad occupare posti di rilievo nel controllo della grande dittatura economica,come Guglielmo (Conto) Cancelli il Grande (nomen omen):
Welcome to NeoNerds.
Scrivono bene, fanno arte, e si accompagnano anche a belle fiche.
Non sono più gli sfigati.
Il mondo ora lo è molto di più.

Mi preservo cò na sarciccia e patate fritte alla festa dell’unità servito da volontari idealisti in via d’estinzione.
Ma chi ha vinto la gara? (di batterie elettroniche in un non posto dell’ hinterland padano. N.d.A.)

Un orsetto duracell dimenticato su una sedia… Mein Leg godt!