Dove vanno a finire i soldini,
quelli sporchi di quei malandrini,
mica quelli dei pòri impiegati
quelli invece ben ben riciclati,
dove stavan nascosti nessuno lo saprà
ora vanno a finir tutti qua:
il paradiso dei quattrini
Ottobre 15, 2009 · Lascia un Commento
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Dogme
Settembre 1, 2009 · Lascia un Commento
Perché in Economia, come nella Religione, si fa finta che non esista il Principio di conservazione dell’energia che vale in ogni campo?
Bugie e Potere.
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De EVR, etalia
Gennaio 6, 2009 · 1 Commento
Io abito vicino il mare di Roma. Sud. Secondo la leggenda dove Enea arrivò col suo pedalò. E dove inizio il business trimillenario della balneazione dei coatti. La mia cittade cresce intorno a un nucleo razionalista come l’Eur, privo di appiccicume neoromano, ma le stesse linee nette nette de Chirichiane… ambiente molto chicchirichiano, coi contadini importati dal nord.
Sono richiamato spesso dalle mura di Roma, dato che son nato sull’isolotto sul suo fiume, e alla fine il cavo del mio bunjee jumping della vita per quanto elastico è sempre attaccato lì. L’Eur che era l’espansione dell’Urbe verso il mare, è il vestibolo che attraverso controcorrente ogni volta che vado al centro o nei tanti centri che ormai esistono. Non fa schifo come posto, ultimamente se riesco mentalmente a privarlo del fiume dei miliardi di auto che lo attraversano, e lo faccio diventare come quei modellini tutti bianchi che mostravano tutta la loro idealità al regime, godo del mio essere manichino senza volto in un mondo metafisico mentre ci passeggio, e la zona del parco Schuster quando il fiume esondava e allagava S. Paolo credo diventasse ancora più che metafisica, surrealista. Ma non lo fa più.
Ci si affeziona alle volpi, ci si affeziona ancor di più a mura che ti guardano da sempre, mura che con la loro anticagliezza sono un murales chilometrico con sù scritto saggezza, la saggezza dà sicurezza, droga di tutti.
Viva l’islanda. E i fari delle terre del nord, che girano con le loro eliche chilometriche di luce nella notte…
Voglio vive dentro un faro. Come la cantante matta che adoro.
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Aria fritta sulla quarta corda.
Giugno 26, 2008 · Lascia un Commento
Il buon Angela, o il cattivo Piero (una concordanza migliore) scrive un libro intitolato “Perchè dobbiamo fare più figli”.
Non pago (tanto paghiamo noi) fa una puntata interamente dedicata alla propaganda della stessa tesi (non argomento) sulla rete nazionale in prima serata.
Il buon Angela sposa le tesi di demografi e di concezioni sociali ben precise, e di sicuro tutt’altro che oggettive e scientifiche. Data la situazione economica nazionale, e la carenza di risorse economiche, risolvere la crisi aumentando la quantità di manodopera o cervelli ad ogni livello mentre quelli che ci sono son sempre più disoccupati svela la frittura mista di storielle che il cattivo Piero appoggia.
Attendo il prossimo libro “Perché ma soprattutto come dobbiamo far imboccare i nostri figli in Rai”, come ovvio complemento al primo.
Complementi.

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Neo femminismo
Novembre 21, 2007 · Lascia un Commento
http://dweb.repubblica.it/dettaglio/Sbattimi-come-un-kilim-afgano/29001
come stamo messi..
Oggi.
Le donne, se non servono solo ad essere bone e a scopare come le veline, se sono intelligenti e sanno scrivere devono parlare di come scopano, questo è lo status odierno della femmina.
Ieri.
E il modello chiaramente è stato teorizzato e imposto nei media dalla storica combriccola degli anni 80:
Berlusconi. Marcello, iniziamo male l’anno!
Dell’Utri. Perché male?
Berlusconi. Perché dovevano venire due [ragazze, nda] di “Drive In” che ci hanno fatto il bidone! E anche Craxi è fuori dalla grazia di Dio!
Dell’Utri. Ah! Ma che te ne frega di “Drive In”?
Berlusconi. Che me ne frega? Poi finisce che non scopiamo più! Se non comincia così l’anno, non si scopa più!
Dell’Utri. Va bene, insomma, che vada a scopare in un altro posto!
Berlusconi. Senti, dice Fedele [Confalonieri, nda] che devi sacrificarti (…). Devi venire qui!
Dell’Utri. No, figurati!
Berlusconi. Purché le tette siano tette! Truccate soprattutto bene le tette! (…) Grazie, ciao Marcellino!
Dell’Utri. Un abbraccio, anche a Veronica. Ciao!
Berlusconi. Anche a te e tua moglie, ciao.
(telefonata intercettata dalla Guardia di Finanza sul telefono della villa di Arcore – dove Berlusconi festeggia il Capodanno con Fedele Confalonieri e l’allora presidente del Consiglio Bettino Craxi – in un procedimento per bancarotta a carico di Marcello Dell’Utri. Milano, ore 20.52 del 31 dicembre 1986).
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Messo il tag: Silvio "purché le tette siano tette"
A Destra, Palla in basso .
Ottobre 5, 2007 · 1 Commento
Inserito originariamente da alessandrozagaria
A proposito di discussioni inutili sul valore politico di un’immagine.
La gente purtroppo ha voglia di politica da bar quando non si parla di pallone.
A me piace il Colosseo.
E questa, sopratutto in b/n è una fotona: Quarto di cerchio razionale e razionalista irrazionalizzato dalle formiche umane irrazionali, che forse erano li proprio per il pallone.
E il cerchio si chiude.
(Foto di alessandro zagaria)
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Stuzzicato dai Nerds
Settembre 30, 2007 · 1 Commento
Schiere di kinder Leg godt con una sorpresa e del cioccolato ma anche del buon latte e meno cacao sono diventati grandi e con le loro miliarda di connessioni sinaptiche in continua evoluzione hanno liberato dalle catacombe intelliane quella categoria che nel frattempo cominciava ad occupare posti di rilievo nel controllo della grande dittatura economica,come Guglielmo (Conto) Cancelli il Grande (nomen omen):
Welcome to NeoNerds.
Scrivono bene, fanno arte, e si accompagnano anche a belle fiche.
Non sono più gli sfigati.
Il mondo ora lo è molto di più.
Mi preservo cò na sarciccia e patate fritte alla festa dell’unità servito da volontari idealisti in via d’estinzione.
Ma chi ha vinto la gara? (di batterie elettroniche in un non posto dell’ hinterland padano. N.d.A.)
Un orsetto duracell dimenticato su una sedia… Mein Leg godt!
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Stuzzicato da Glen Gould mi copio e mi incollo
Agosto 18, 2007 · Lascia un Commento
Lo sfiorare delle dita, sfiorare del tasto, del feltrino sulla corda. Fra corpo caldo e corpo vibrante un’architettura di forte e piano.
Non renzo che crea cozze giganti sotto i parioli di merda in cui le maree di suoni marionettate da corpi vibranti si scontrano
e intersecano matematicamente. Sassi in un laghetto.
Fra corpo caldo e corpo vibrante un’architettura di piano e forte. L’ossessione di attraversare una grata di clausura
di avorio e ebano sbarrata da una trave laccata nera con scritto kawai, che soffoca. L’amplesso degli antichi liutisti erranti
amplificato in sesso virtuale da Bartolomeo Cristofori. Luddismo cova nel musicista. Passare oltre le ossa dell’elefante, oltre il mitico cimitero degli elefanti ora divisi per sette, col resto di cinque, listelli di bare nere.
Appaiono vari negromanti. Petrucciani, diversamente (insuper)abile passa attraverso la macchina, riaccarezza con le sue dita la musica che si sveglia, eccitata, fa le fusa, lubrificata, l’arte scivola, entra dentro chi ascolta.
Contrazioni.
Ritmo.
Andante.
Danza.
Allegretto.
Adagio.
Accelerazioni.
Contrazioni.
Piacere.
(3.15.07)
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Pro Menade
Agosto 18, 2007 · 2 Commenti
Un lastrone di basalto, pietra nera spessa una spanna, larga come una radura in un boschetto.
una vecchia, ‘na gattara, seguita dalle nove code.
La pelle morbida sotto la zampa nera si poggia sul freddo nero. Escono le unghie. Graffiano. Tagliano.
Lunghi tagli, curve si incrociano, formano quadratini non euclidei. Fra i quadrati crescono mozziconi.
Gli alberi si incurvano verso il fiume, aspirano umido, cercano acqua, si gonfiano, spaccano l’asfalto.
I platani cercano di tirarsi fuori dal pantano bituminoso, frantumano in schegge il cielo azzurro,
l’azzurro cola giù, diventa notte, si asciuga in strisce blu che confinano vagoni di un treno infinito di macchine.
Mondo umano decorato con una greca di automobili. Mondo che suona jambè, prima erano bonghi, boh, sempre sti bonghi, manco in africa suonano così tanto, di sicuro suonano meglio, e bevono meno birra, in buchi tutti uguali, ma vòi mette là è mejo, e certo e na stanza ogni tre persone dove te danno la birra o i cocktail .Cocktail l’arte dell’alcool, mischiare per non sentire la mediocrità dei singoli elementi, ma è n’artista, semo tutti artisti. Non me lavo, sò n’artista, faccio televisione, sò n’artista, ahò scendi, bello sto cane è n’artista. Tutti che ridono. Tutti soddisfatti, ah che bella serata, (io si che…) Anvedi… ahò… E poi ch’hai fatto… (anvedi quella) com’è annata… Me stava a di coso che… Hai saputo de… Ma dai, pure tu… Eh si eh…
Un pacchetto de Marlboro rosse da dieci na ricarica della Wind da dieci e un accendino arancione da dieci, buona pasqua a lei signò, anche a te tesoro.
Na trasteverina.
Una.
Te amo.
(Amo la vecchia der tabbaccaio)
(4.13.07)
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Estratto secco
Agosto 18, 2007 · Lascia un Commento
Da “Minestra di pizzo” di Theis Kleinschale
“E così, incontrare Nietzsche fra la vibrazione di quei mille minuscoli muscoli, che si nascondevano sotto la sottile pelle petalo intorno agli occhi, che si contraevano per parole rimbombanti dentro, minacciando lacrime, trafiggendo altri occhi col cranio bloccato in ogni movimento, e in ogni composizione dal bianco atono di una lampada da interrogatorio.
Era finito lì, per una serie di circostanze, piccole spinte gravitazionali che fanno arrivare una scatola di metallo fino a dove il sole sorge un ora prima dell’alba, e i suoi raggi ora erano rigidi e cristallizzati come in una scultura barocca romana, trafitta da un angelo.
Trovare le parole avrebbe implicato l’averle, e per usarle si sarebbe dovuto parlare.
Il silenzio era la regola sottaciuta.
Nietzsche ripeté: una grande vittoria è un grande pericolo.
Quella volta per prudenza decisero di perdersi insieme.”
(5.4.07)
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