Estratto secco

Da “Minestra di pizzo” di Theis Kleinschale

“E così, incontrare Nietzsche fra la vibrazione di quei mille minuscoli muscoli, che si nascondevano sotto la sottile pelle petalo intorno agli occhi, che si contraevano per parole rimbombanti dentro, minacciando lacrime, trafiggendo altri occhi col cranio bloccato in ogni movimento, e in ogni composizione dal bianco atono di una lampada da interrogatorio.
Era finito lì, per una serie di circostanze, piccole spinte gravitazionali che fanno arrivare una scatola di metallo fino a dove il sole sorge un ora prima dell’alba, e i suoi raggi ora erano rigidi e cristallizzati come in una scultura barocca romana, trafitta da un angelo.
Trovare le parole avrebbe implicato l’averle, e per usarle si sarebbe dovuto parlare.
Il silenzio era la regola sottaciuta.
Nietzsche ripeté: una grande vittoria è un grande pericolo.
Quella volta per prudenza decisero di perdersi insieme.”

(5.4.07)

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