Stuzzicato da Glen Gould mi copio e mi incollo

Lo sfiorare delle dita, sfiorare del tasto, del feltrino sulla corda. Fra corpo caldo e corpo vibrante un’architettura di forte e piano.
Non renzo che crea cozze giganti sotto i parioli di merda in cui le maree di suoni marionettate da corpi vibranti si scontrano
e intersecano matematicamente. Sassi in un laghetto.
Fra corpo caldo e corpo vibrante un’architettura di piano e forte. L’ossessione di attraversare una grata di clausura
di avorio e ebano sbarrata da una trave laccata nera con scritto kawai, che soffoca. L’amplesso degli antichi liutisti erranti
amplificato in sesso virtuale da Bartolomeo Cristofori. Luddismo cova nel musicista. Passare oltre le ossa dell’elefante, oltre il mitico cimitero degli elefanti ora divisi per sette, col resto di cinque, listelli di bare nere.
Appaiono vari negromanti. Petrucciani, diversamente (insuper)abile passa attraverso la macchina, riaccarezza con le sue dita la musica che si sveglia, eccitata, fa le fusa, lubrificata, l’arte scivola, entra dentro chi ascolta.
Contrazioni.
Ritmo.
Andante.
Danza.
Allegretto.
Adagio.
Accelerazioni.
Contrazioni.
Piacere.

(3.15.07)

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